Le illusioni del lunedì

Illusioni del lunedì mattina: la Grecia post elettorale è una promessa di virtuosità della quale l’Europa e i mercati devono tenere conto; François Hollande esce dalle elezioni parlamentari francesi forte come uno schiacciasassi, sarà lui il vindice degli spensierati diritti euromediterranei conculcati dalla perfida Germania moralista. L’allucinazione è durata giusto un paio d’ore, il tempo che gli operatori borsistici finissero di appallottolare le prime pagine oniriche dei più importanti quotidiani, per poi ricominciare a speculare sulle sabbie mobili dell’eurocrisi e a rigonfiare lo spread italo-tedesco.
18 AGO 20
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Illusioni del lunedì mattina: la Grecia post elettorale è una promessa di virtuosità della quale l’Europa e i mercati devono tenere conto; François Hollande esce dalle elezioni parlamentari francesi forte come uno schiacciasassi, sarà lui il vindice degli spensierati diritti euromediterranei conculcati dalla perfida Germania moralista. L’allucinazione è durata giusto un paio d’ore, il tempo che gli operatori borsistici finissero di appallottolare le prime pagine oniriche dei più importanti quotidiani, per poi ricominciare a speculare sulle sabbie mobili dell’eurocrisi e a rigonfiare lo spread italo-tedesco.
Nell’attesa di un altrettanto oleografico rimbalzo nei listini, è possibile (lo era, invero, da domenica notte) dare una lettura demistificante della realtà in movimento sotto i nostri occhi. La Grecia ha, sì, buone chance di rimpannucciare un governo di unità nazionale affidato alla solita coppia Nuova democrazia-Pasok (più frattaglie varie), ma il decorso infausto di Atene appare soltanto rinviato. Il memorandum sanguinario che incombe sul Partenone, nelle sue linee fondamentali, resta immodificabile e non conforta l’idea di dover ricominciare tutto da capo con i negoziati: da marzo a oggi, infatti, nulla si è più mosso sul dossier ellenico (sopra tutto, nessuna delle riforme previste è stata avviata). Si dirà: meglio questa situazione dell’ingovernabilità o dell’accelerazione verso il fallimento greco. In mancanza di controprove si può forse ammettere, ottimisticamente, che l’Unione europea si stia comprando (a prezzo assai elevato) altro tempo per amministrare un’uscita controllata della Grecia dall’euro.
Anche perché – ed eccoci alla seconda illusione – non è da Parigi che giungerà la panacea. Monsieur Hollande non è un idealista assalito dalla realtà, è semplicemente il burocrate in capo di una Francia zoppicante e impossibilitata a reclamare da Berlino ciò che Berlino sta negando a interlocutori ben più pesanti, da Barack Obama in giù. Il successore di Sarkozy all’Eliseo ha già modificato le pretese tutte elettoralistiche di allargare il perimetro del Fiscal compact e costringere Angela Merkel ad accettare la mutualizzazione dei debiti sovrani continentali: il massimo cui potrà aspirare è un accordo intorno alla tassazione sulle transazioni finanziarie. Ma pure in questo caso, per debito di verità, si dovrà riconoscere che la Kanzlerin agisce essenzialmente in funzione delle sue pressioni interne: sono i socialdemocratici della Spd, insieme con i Verdi, che vincolano al varo di una Tobin tax il loro voto sul Fiscal compact (a Berlino si decide entro fine giugno, occorre il “sì” dei tre quarti dell’assemblea). Ce n’è quanto basta per sperare che le illusioni del martedì siano meno evanescenti.